A dieci anni dalla sua pubblicazione, arricchito da una postfazione dell’autrice e dal testo della riduzione teatrale di Caterpillar, torna in libreria un testo che è stato una tappa importante del percorso intrapreso da sempre più italiani, non soltanto giovani: abbandonare una società in cui non si riconoscono per un’altra invisibile, fragile, sparpagliata nei luoghi meno accessibili; una società che vive e cresce, ma di cui “si parla” soltanto quando lo decide la cronaca, per succhiare il suo sangue purificato da una vita a contatto con la natura e sfamare le iene della comunicazione, svendendo la faticosa gioia delle mani come un sogno utopistico e irresponsabile.